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Le maschere veneziane: storia e significato

1 min di lettura · A cura della Redazione · Luglio 2026

Le maschere veneziane nacquero per nascondere l’identità di chi le indossava e permettere a persone di classi sociali diverse di incontrarsi liberamente. Durante il Carnevale, nobili e popolani potevano partecipare a feste e spettacoli senza essere riconosciuti.

Tra le più famose:

Bauta

La Bauta copriva il volto pur permettendo a chi la indossava di parlare e mangiare senza toglierla. Veniva spesso abbinata a un tabarro nero e a un cappello a tricorno.

Moretta

La Moretta era una piccola maschera ovale in velluto nero, indossata principalmente dalle donne. Si teneva in posizione stringendo tra i denti un piccolo bottone, il che impediva di parlare.

Volto

Il Volto è una semplice maschera bianca, nota anche come Larva. Copre completamente i lineamenti del viso.

Gnaga

La Gnaga rappresentava un volto felino ed era tradizionalmente indossata da uomini che interpretavano personaggi femminili.

Medico della Peste

Caratterizzata dal lungo becco, la maschera del Medico della Peste nasce dagli indumenti protettivi indossati da alcuni medici durante le epidemie. Solo in seguito è entrata a far parte dell’immaginario carnevalesco.

Nel Settecento, il Carnevale veneziano raggiunse l’apice del suo splendore. Le maschere venivano indossate nei teatri, nelle feste private e nelle case da gioco, diventando simboli di libertà, mistero e trasgressione.

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, la tradizione visse un lungo periodo di declino. Il Carnevale moderno è stato ufficialmente rilanciato nel 1979, e oggi le sue maschere, spesso realizzate a mano in cartapesta, sono conosciute in tutto il mondo.

Dietro la loro bellezza resta viva l’antica promessa del Carnevale: per qualche ora, chiunque può dimenticare il proprio ruolo abituale e diventare qualcun altro.

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